SOCIETA' ITALIANA DI FARMACOLOGIA
- La ricerca sui farmaci
LO STUDIO OSSERVAZIONALE DEL
MESE
"Class effects of statins in elderly
patients with congestive heart failure:
a population-based analysis"
Rinfret S, et al.
Am Heart J. 2008 Feb;155(2):316-23
Archivio studi osservazionali
|
Lo Studio Osservazionale del
Mese – A cura del Dr. Giampiero Mazzaglia Class
effects of statins in elderly patients with congestive heart
failure: a population-based analysis Nel corso degli ultimi anni l’effetto
benefico del trattamento con statine in pazienti affetti da
scompenso cardiaco congestizio (CHF) è stato supportato
da un numero crescente di evidenze. Mentre la potenziale efficacia
di questi farmaci nella prevenzione primaria e secondaria
degli eventi ischemici coronarici e cerebrali sembra associata
alla riduzione dei valori di LDL-colesterolo (LDL-C) circolante,
l’effetto benefico sul CHF sembra maggiormente associato
a meccanismi pleiotropici indipendenti dall’LDL-C, come
ad esempio l’effetto antitrombotico ed antiinfiammatorio,
l’inibizione dell’ipertrofia miocardica e la riduzione
dello stress ossidativo (Tousoulis
D, et al. Int J Cardiol 2007;115:144-50). I pazienti di età >65
anni, con diagnosi primaria di CHF, sono stati selezionati
sulla base dei dati provenienti dalle schede di dimissione
ospedaliera (SDO) delle province Canadesi di Quebec, Ontario
e British Columbia, estratti nel periodo 1 Gennaio 1998 -
31 Dicembre 2002. Tali informazioni sono state legate, attraverso
il codice criptato di identificazione del paziente, con le
banche dati delle assicurazioni Canadesi, contenenti informazioni
cliniche, procedure diagnostiche e prescrizioni farmacologiche.
Per aumentare la specificità della diagnosi di dimissione
ospedaliera per CHF e per evitare il più possibile
l’incapacità di tracciare i pazienti nel corso
del follow-up, sono stati esclusi dall’analisi i soggetti
che presentavano le seguenti caratteristiche: (1) precedenti
ricoveri per scompenso, (2) ammessi o dimessi da centri di
lungo degenza, (3) residenti fuori dalla provincia nel quale
risultavano ricoverati, (4) codici dell’assicurazione
sanitaria non validi, (5) diagnosi secondaria di CHF, (6)
trasferimento in altro ospedale. Su un totale di 206423 pazienti ospedalizzati per CHF, solo 15368 hanno soddisfatto tutti i criteri di elegibilità all’osservazione. Di questi 6670 (43.4%) hanno ricevuto una prima prescrizione di atorvastatina, 4261 (27.7%) di simvastatina, 3209 (20.9%) di pravastatina e 1228 (8.0%) di lovastatina. I pazienti appartenenti alle quattro coorti di esposizione non hanno mostrato rilevanti differenze demografiche e cliniche, ad eccezione dell’atorvastatina maggiormente utilizzata nei diabetici e la lovastatina meno utilizzata nei maschi. La compliance è risultata simile e sostanzialmente adeguata per tutte le coorti: la totalità dei pazienti ha avuto l’83% del PDC totale durante il follow-up con una percentuale di pazienti aderenti del 74%. La dose media è risultata generalmente più bassa rispetto a quella consigliata per la maggior parte delle statine (82% dei pazienti <20mg/die), ad eccezione dell’atorvastatina la cui dose consigliata è la minima disponibile (i.e. 10mg). Relativamente all’endpoint primario i risultati del presente studio sono stati i seguenti: • Il trattamento con pravastatina
(HR 0.94, IC 95% 0.83-1.07), lovastatina (HR 1.02, IC 95%
0.88-1.17), o simvastatina (HR 0.92, IC 95% 0.83-1.01), ha
mostrato un efficacia simile nella riduzione del rischio di
mortalità rispetto all’atorvastatina (molecola
di riferimento), anche dopo aggiustamento per una serie di
variabili come uso corrente di altri farmaci, dose di statina,
sesso, età e comorbidità. Secondo i risultati del presente
studio, in pazienti anziani ospedalizzati per scompenso cardiaco
non esistono significative differenze nell’effetto di
riduzione della mortalità tra le quattro molecole di
statine osservate; esiste viceversa un importante effetto
di classe. Tale riduzione non sembra associata ad eventuali
aumenti del dosaggio e pertanto appare indipendente dall’effetto
delle statine sui livelli ematici di LDL-C. Questa evidenza
sembra confermata da studi clinici condotti su pazienti non
affetti da patologie coronariche nei quali le statine hanno
mostrato un miglioramento della funzione endoteliale, una
riduzione dei livelli di alcuni fattori dell’infiammazione
(TNF-a, IL-6, proteina C reattiva), una riduzione di alcuni
agenti pro-trombotici, nonché un miglioramento della
frazione di eiezione. Secondo gli autori, un eccessiva riduzione
dei livelli di LDL-C potrebbe addirittura produrre effetti
indesiderati. Infatti, si potrebbe verificare un potenziale
aumento della mortalità dovuto ad una riduzione di
una lipoproteina che ha la funzione di legare un endotossina
pro-infiammatoria. L’assenza di tale lipoproteina-legante
favorirebbe pertanto l’assorbimento di questa endotossina
nel circolo ematico dove esplicherebbe una funzione tossica
(Rauchhaus
M, et al. Lancet 2000; 356:930-3). Gli autori,
sulla base dei dati a loro disposizione, non sono in grado
di confermare questa ipotesi, sebbene l’incremento del
dosaggio è risultato associato ad un aumento non significativo
della mortalità. Ad oggi la spiegazione più
razionale dal punto di vista epidemiologico è il confounding
by indication in quanto si potrebbe verificare che i soggetti
più severi (i.e. con maggior probabilità di
decesso) ricevano statine a dosaggi più elevati. |
Webmaster:
Federico Casale (sif@unito.it) |
Ultimo
aggiornamento: 25 Marzo 2008 |





